I liberisti e le bufale sul clima
Ogni inverno alcuni scienziati battagliano mediaticamente per negare il riscaldamento globale: "Che freddo! Tornate ad inquinare tranquilli…". Ogni volta la comunità scientifica reagisce con sdegno: il riscaldamento globale è un fatto, non un'ipotesi. Ogni volta la stampa ci casca.
La (poco sorprendente) lettera.
Provate a salire una scala saltando a piè pari: il vostro sedere farà su e giù. Vi viene forse in mente di dire che, dunque, state scendendo le scale? No. Analogamente, chi si è avventura in un sentiero di montagna per raggiungere la cima non si stupisce di dover affrontare anche qualche discesa. Buon senso.
Dovendo sostituire la marmitta, probabilmente non vi rivolgereste ad un idraulico, per quanto bravo, "perché in fondo sono tubi". Nè andreste da un dentista per una operazione chirurgica. Buon senso.
Esempi banali, ma la lettera firmata da 16 scienziati afferenti al Cato Institute (think tank famoso per le sue posizioni libertarie e liberiste, nonchè per i finanziamenti che riceve dall'industria dei combustibili fossili) e pubblicata dal Wall Street Journal il 27 gennaio manca di quel basilare buon senso. Sotto il titolo "Non bisogna preoccuparsi del riscaldamento globale" i 16 raccolgono una serie di sciocchezze. L'istituto non è nuovo a pubblicare su giornali generalisti manifesti firmati quasi sempre da scienziati che, come il nostro Antonino Zichichi, di climatologia non si sono mai occupati. La tesi di fondo è che il riscaldamento globale è una fola perché "gli ultimi anni è stato freddo" e "quest'inverno il freddo è stato da record". In ogni caso, se proprio c'è un riscaldamento, non è imputabile ad attività umane e guai ad affermare politiche di prevenzione e riduzione del danno climatico.
La scienza (assente).
Il clima si misura a lungo termine, su ampi intervalli di tempo, e "gli ultimi anni" spesso non sono che la discesa, o il falso piano, d'un sentiero montano sempre più ripido. Un grafico prodotto dalla redazione di skeptical science spiega la cosa meglio di mille parole:

Le linee blu sono i periodi di raffareddamento a cui si rifanno gli scienziati del Cato Institute, la linea rossa è l'andamento climatico globale. Gli inglesi usano la bella espression "to go down an up escalator": scendere una scala in salita. Basta del buon senso per capire quale sia il modo più corretto di leggere i dati: non occorre nemmeno scomodare gli esperti.
Come è ben spiegato su Climalteranti, comunità che raccoglie ottimi scienziati e divulgatori, e i climatologi sanno da tempo, inverni rigidi o periodi di freddo particolarmente pungente non sono in contrasto con il riscaldamento globale in corso. Anzi, uno degli effetti dell'inalzamento della temperatura media globale è proprio l'acuirsi di fenomeni metereologici estremi, come previsto dai modelli climatici che abbiamo a disposizione.
Di scientifico, in quella lettera, non c'è praticamente altro. Di sicuro nulla che non sia già stato ampiamente dimostrato inconsistente. La redazione di skeptical science, con spirito di servizio, lo ribadisce punto per punto.
I (poco) autorevoli firmatari.
Per sostenere la propria tesi, gli scienziati firmatari ricorrono anche ad espedienti meramente retorici. Fra questi si annoverano: citazioni fuori contesto; allusioni a fantomatici interessi economici della comunità scientifica nel sostenere il riscaldamento globale; intrepide analogie con i gulag russi in cui erano rinchiusi gli oppositori scientifici di Lysenko; l'appello ad una "crescente comunità di oppositori" che deve operare in segreto. Fole
Se si va a spulciare chi sono davvero i sedici firmatari, i cosiddetti "sixteen concerned scientists", notiamo curiosamente che almeno 7 di loro (quasi la metà) ricevono o hanno ricevuto fondi e finanziamenti dall'industria del petrolio, cosa che dovrebbe far suonare un primo campanello di allarme ed invita a non accogliere come oro colato il loro richiamo agli interessi economici della comunità scientifica. Inoltre solo quattro di loro hanno al loro attivo pubblicazioni scientifiche sul tema del riscaldamento globale in giornali scientifici. Un po' poco per rappresentare un consesso autorevole.
I motivi (poco) nascosti.
Perché, dunque, pubblicare una lettera senza nessun nuovo argomento a sostegno della tesi degli scienziati del Cato Institute? E perché pubblicarla sul WSJ e non cercare di pubblicarla su una rivista scientifica? E perché WSJ pubblica tali bufale?
Lo scopo degli scienziati firmatari pare sia far credere all'opinione pubblica che sulla tematica esiste un dibattito scientifico, che l'argomento è ancora aperto quando, invece, non è più così. È lo stesso obiettivo di chi sostiene il disegno intelligente contro l'evoluzione (dibattito scientificamente concluso, con la vittoria della seconda) o altre corbellerie.
Per il Wall Street Journal il vero problema dell'allarme (anche nella lettera se si parla soltanto di "allarmismo", parola dal significato ben differente) sul riscaldamento globale risiede, in ultima ratio, nel fatto che rappresenterebbe niente altro che una occasione ed una scusa per l'intervento pubblico nell'economia. Con la scusa di preoccuparsi del futuro del pianeta, infatti, gli allarmisti non fornirebbero altro che alibi all'imposizione di freni al soave ed efficiente funzionamento del mercato, attraverso più tasse e controlli. Alla fine dei conti, sulla esigenza di accertare la verità scientifica prevale la necessità di difendere a tutti i costi quel confuso pastrocchio ideologico che va sotto il nome di neoliberismo. E la pubblicazione della lettera non fa che confermare questa impressione. Impressiona anche l'ipocrisia con cui i sedicenti scienziati si appellano ad uno (uno) studio economico che giustifica l'opportunità di altri cinquanta anni di crescita ininterrotta e priva di preoccupazioni per il consumo di petrolio ed affini allo scopo di garantire uno sviluppo rapido del terzo mondo, lasciando nell'ombra gli enormi interessi che alcuni settori industriali del primo mondo avrebbero nel vedere realizzato uno scenario simile.
In sostanza si mente sapendo di mentire, solo per sostenere alcune scelte politiche.
In Italia va (anche) peggio.
I giornali italiani, in questo caso Italia Oggi con la sua giornalista Alessandra Nucci, ci cadono come pere cotte. Complice l'assoluta ignoranza in materia della giornalista, che beve come oro colato tutte le mistificazioni della lettera al WSJ, nel suo articolo passa solo un decotto incomprensibile ed utile a sostenere la tesi dell'"aperto dibattito".
Ora, un folto gruppo di scienziati, attivi in climatologia, hanno risposto con una lettera molto circonstanziata alla prima apparsa sul WSJ. Ne farà menzione Alessandra Nucci?
Oppure, l'ignorante della materia PierLuigi Battista, farà pubblica ammenda delle sue insostenibili dichiarazioni e renderà pubblica con il dovuto riguardo la risposta di 100 auterevoli scienziati che giace nei sui cassetti dal 19 dicembre 2011?
Si ringraziano Climalteranti, Oggiscienza e skepticalscience a cui rimandiamo per ulteriori approfondimenti e un puntuale aggiornamento.

