'Sfigato chi si laurea in ritardo': il viceministro Martone confonde il diritto allo studio con gli 883
Il viceministro del lavoro Michel Martone è una delle figure più folkloristiche di questo governo, probabilmente nominato apposta perché gli italiani non sentano troppo la mancanza del sapido mix di arroganza classista, raccomandazioni familistiche e linguaggio da tamarro di periferia che ha caratterizzato il ventennio berlusconiano.
"Dobbiamo iniziare a far passare messaggi culturali nuovi: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato" ha dichiarato stamattina Martone, durante un convegno sull'apprendistato organizzato dalla Regione Lazio.
Ma chi è il viceministro? Di lui hanno parlato diffusamente all'epoca della sua nomina i nostri amici Peppe Allegri e Roberto Ciccarelli, e la scorsa settimana Susanna Turco ci ha regalato dalle pagine dell'Espresso un altro splendido profilo dell'enfant prodige del governo Monti: figlio di un giudice considerato vicino a Previti e sfiorato dall'inchiesta P3, Martone si aggiudicò una consulenza dall'allora ministro Brunetta mentre il padre veniva nominato dallo stesso ministro a capo della commissione “antifannulloni”.
Questo campione della meritocrazia familistica all'italiana si è reso noto per sconcertanti prese di posizione, come quando definì l'articolo 18 il simbolo della “pigrizia” e una guida per “come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”. Ma del resto, da chi detiene la cattedra di diritto del lavoro alla Luiss, università di Confindustria, non ci aspetta altro. Ansioso di entrare nel governo, a poche ore dall'investituira di Monti si esibì in una veemente difesa a spada tratta del nuovo esecutivo, contro i pericolosissimi studenti, rei di essere scesi in piazza per celebrare il 17 novembre, come accade ogni anno in tutto il mondo, chiedendo più diritti per il proprio futuro.
Sembra che Martone abbia contro gli studenti un'ossessione particolare, e oggi è tornato ad attaccarli, definendo “sfigato” chi si laurea in ritardo. Parole definite “vergognose” dagli studenti della Rete della Conoscenza. "Sfigato, ovvero sfortunato, è chi non percepisce una borsa di studio pur avendo diritto a riceverla, chi deve fare lavori precari, o spesso a nero, per pagarsi gli studi, sfigato è chi viene abbandonato dallo Stato nel suo percorso formativo. - contraccano gli studenti - Sono migliaia gli studenti, spesso fuori sede, che non avendo altre possibilità sono costretti a rallentare gli studi per lavorare e pagare tasse sempre più esose. Servono invece strumenti che consentano a tutti di terminare gli studi in regola, non insulti.”
“Per ridurre i tempi di studio e gli abbandoni - prosegue la Rete della Conoscenza - è necessario raggiungere la copertura totale delle borse di studio e un reddito di formazione che promuova l'autonomia di chi studia, serve una tassazione equa e progressiva, e soprattutto, rafforzare e valorizzare il valore legale e il valore reale del titolo di studio, non abolirlo come intende fare il governo."
Insomma, il viceministro è riuscito subito a mettersi contro i giovani che pretenderebbe di rappresentare, accusati di pascolare comodamente all'università. Spaventa l'ignoranza di un viceministro che considera passare più tempo all'università una comoda scelta e non un pesante costo per gli studenti e le loro famiglie, dato che l'Italia ha rette universitarie tra le più alte d'Europa. Forse, se avessimo l'università gratuita, come gran parte della Germania, o un sistema di diritto allo studio come quello francese, i nostri studenti potrebbero dedicarsi completamente allo studio senza dover lavorare per mantenersi, e avremmo più laureati e in un tempo minore.
Ma per sapere questo, il viceministro Martone avrebbe dovuto informarsi e studiare un po'. Un'abitudine non degna di un personaggio il cui massimo riferimento culturale, dal linguaggio, sembrano essere Drive In e gli 883 dei tempi d'oro.

