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Ma dove ha vissuto l'ex ministro Profumo?

Francesco Profumo MinistroE' stata approvata definitivamente la legge di stabilità. Come ci si aspettava sull'università cade un ulteriore taglio al finanziamento statale (FFO) di 300 milioni, che si va a sommare ai precedenti tagli operati dai Ministri Gelmini – Tremonti.

Nei giorni scorsi il ministro Profumo aveva pianto lacrime da coccodrillo, rilasciando accorate dichiarazioni e interviste a giornali e televisioni per perorare la causa dell'università pubblica a rischio di collasso economico.

Dopo mesi di silenzio, all'improvviso, scendevano nuovamente in campo i rettori richiedendo soldi per l'istruzione pubblica, nuovamente sotto attacco. Tra di loro spiccava Profumo, che improvvisamente sembrava essere ritornato il Magnifico Rettore del Politecnico di Torino che si lamenta dei tagli ministeriali e non il ministro del governo responsabile di quei tagli.
A coloro che conoscono l'università e che negli ultimi anni hanno lottato per difenderla, però, il buon ministro è parso assomigliare molto a monsieur De La Palice: la disastrosa situazione del finanziamento alle università è nota da anni e non da pochi giorni, come pare voler far credere il ministro. Infatti è dal lontano 2008, quando Tremonti svegliandosi male al mattino decise di tagliare 1,5 miliardi in 5 anni all'università pubblica, che tutti sapevano l'entità dei tagli e il rischio di crisi che ne derivava.
 
Nulla di nuovo sotto il sole: questo governo come quello precedente preferisce tagliare sulla spesa sociale per investire in armi e grandi opere, come dimostra l'ultima legge di stabilità, approvata venerdi, dove si riescono a trovare circa 2 miliardi per la Tav Torino – Lione, 3,5 miliardi per evitare il fallimento del Monte dei Paschi di Siena, 220 milioni per le scuole private mentre per i malati di Sla, la cassa integrazione e l'università guarda caso i soldi proprio non ci sono.

Certo non stupisce che questo governo sostenga la speculazione finanziaria o, ancora peggio, ne copra le falle con profondi investimenti di soldi pubblici, vedi il caso di Mps. Ciò che stupisce invece è che il nostro ministro Profumo cada dalle nuvole, come una persona che fino alla settimana scorsa non si è mai occupata di università e non il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e come se non fosse stato fino all'anno scorso rettore di un ateneo che ha subito, come tutti gli altri tagli negli ultimi anni. Viene da domandarsi se Profumo sapeva quando è stato nominato l'entità dei tagli della Gelmini e se era a conoscenza del fatto che le università italiane rischiano da anni (non da giorni) il collasso proprio per questa mancanza di fondi e il blocco del turnover, che impedisce di reclutare nuovi docenti a fronte dei pensionamenti dei vecchi baroni universitari. Negli ultimi anni gli atenei pubblici italiani hanno perso migliaia di docenti, tanti precari e tante precarie sono stati costretti ad emigrare all'estero e tante università, per rispettare alcune norme vessatorie imposte dagli ultimi governi, sono state costrette a imporre un po' ovunque il numero chiuso, perché non hanno abbastanza docenti per aprire nuovi corsi.
 
La situazione insomma era chiara da tempo, ma il nostro ministro lancia all'allarme e prova a trovare i fondi per evitare il "default dell'universtià" solo dopo le sollecitazioni della CRUI (Conferenza dei Rettori) che, come spesso in passato, è partita battagliera, annunciando misure drastiche, e poi si è ritirata frettolosamente, sparendo dal dibattito pubblico.

La domanda da porre al ministro, allora, forse sarebbe: ma lei signor Profumo fino a ieri dove ha vissuto?

Certo c'è da rammaricarsi che neanche questo tardivo tentativo abbia prodotto risultati, perché la situazione dell'università purtroppo per il prossimo anno sarà realmente drammatica: il FFO passerà da 7,4 miliardi nel 2009 a 6,6 miliardi per il prossimo 2013. Oltre 30 atenei avranno difficoltà reale a coprire addirittura le spese ordinarie e si troveranno di fronte alla drammatica scelta di chiudere i battenti o di indebitarsi, ovviamente dopo aver alzato le tasse agli studenti, come fatto negli ultimi 5 anni: il gettito derivante dalla contribuzione studentesca è aumentato di 280 milioni rispetto al 2006. 

Insomma il governo che ha si vanta di aver salvato il nostro paese dal default, non riesce ad evitare il default delle università. Sarà un caso oppure il salvataggio delle banche e la distruzione dell'università sono una logica conseguenza delle politiche di rigore?

Il ministro deve essere evidentemente stato colpito dalla bruciante sconfitta visto che ha subito dichiarato che finita l'esperienza al Miur tornerà al Politecnico di Torino. Probabilmente avrà pensato: “Insomma se va male a Roma faccio sempre in tempo a tornare a casa”.

Purtroppo lo stesso ministro, ben conscio della drammatica situazione dell'università, in questi mesi ha pensato a soluzioni alternative al finanziamento pubblico per salvare gli atenei e i suoi ex colleghi rettori. Infatti questa estate si era prodigato, all'insaputa di tutti, per modificare il limite per le tasse studentesche: con un emendamento a sorpresa introdotto nella spending review aveva ben pensato di liberalizzare completamente le tasse universitarie (con il rischio di portarle a 9.000 euro come avvenuto in Inghilterra) e poi, beccato in flagrante, aveva ripiegato su piccole modifiche che comunque imponevano aumenti delle tasse universitarie per gli studenti e le studentesse fuoricorso, oggi il 40% della popolazione studentesca italiana.

Alla luce di tutto ciò ci viene da domandarsi: ma davvero il ministro non sapeva nulla della drammatica situazione dell'università? Ed in seconda battuta, se il ministro - come sembra - ne era cosciente da mesi, come mai ha atteso fino ad una settimana dall'approvazione della legge di stabilità per denunciare la cosa? Come mai non ha preso mai una netta posizione in merito? Forse sarà perchè a governo caduto, conscio che difficilmente ricoprirà lo stesso ruolo in un futuro governo, Profumo decide di schierarsi e di riguardagnare punti tra il mondo accademico?

 In ogni caso oggi il ministro tornerà felicemente a casa, stessa sorte che, purtroppo, toccherà a malincuore alle migliaia di studenti e studentesse che in questi anni - a causa dei tagli sul diritto allo studio, dei blocchi all'accesso all'università e degli aumenti delle tasse universitarie - non potranno più iscriversi negli atenei italiani.

La domanda alla fine è sempre la stessa: Ministro, in questi mesi a loro ha mai pensato? Ci ha pensato quando aumentava le tasse ai fuoricorso? Ci ha pensato quando - ben sapendo di mentire - dichiarava che il calo delle immatricolazioni dipende da problemi nell'orientamento universitario e non certo dalle difficoltà economiche delle famiglie e dall'assenza di un sistema di tutela del diritto allo studio degno di questo nome? Forse anche lei pensa che i giovani e le giovani che non si iscrivono all'università e abbandonano la scuola per ingrossare quel 36% di disoccupazione giovanile sono in fondo un po' tutti choosy, oppure, come ha detto una sua collega, abbandonano l'università perchè hanno riscoperto il valore del lavoro manuale?
 
Luca Spadon è portavoce nazionale di LINK Coordinamento Universitario
Alice Graziano è membro dell'esecutivo nazionale della Rete della Conoscenza
Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 17:57
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